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Videogames Culture

Videogames Culture

Videogames Culture


In questa rubrica vi parlerò di una mia grande passione: i videogames.

Mettendo in secondo piano gli aspetti emotivi e personali che mi legano a questo meraviglioso mondo (mi metto nei vostri panni, immagino già qualcuno che pensa: infatti chissenefrega) mi concentrerò maggiormente sulla valenza culturale che questo straordinario nuovo media ha ormai assunto.
Qualcuno (pochi mi sa) di voi avrà già sentito parlare di “game studies” o “videogame culture”, molti di voi potrebbero considerare l’espressione strana oppure ritenerla quasi un ossimoro*, eppure che piaccia o no ai più scettici i videogame stanno assumendo un’importanza notevolissima nella società contemporanea e comprenderli è diventata ormai una necessità.

Sfruttare l’incompetenza dei media tradizionali nel trattare la tematica potrebbe essere un buon pretesto per parlarvi di questi argomenti eppure il fatto che tv e giornali dicano un sacco di cavolate non fa quasi più notizia (oltre a seccarmi non poco), per cui mi concentrerò su altri aspetti.
In primo luogo vi do una piccola news: il volume d’affari generato dal mercato dei videogame ha superato da tempo quello cinematografico e di recente anche quello discografico.
Per quanto relativamente significativo ai fini della mia trattazione il dato ci può dare un’idea dell’importanza che il medium sta assumendo ma soprattutto che possa essere considerato a buon diritto “il medium della società contemporanea”. Un altro dato importante è il fatto che una generazione di videogiocatori è ormai cresciuta e ha fatto conoscere al mondo la valenza culturale che i videogame hanno ormai assunto; anche solo 10 anni fa un giornalista difficilmente avrebbe parlato di videogame come fa attualmente Ivan Fulco su “La Stampa”, i game studies non sarebbero riconosciuti come lo sono oggi e videogame culture sarebbe solo un’espressione forse azzardata e riservata a ristrette nicchie di appassionati.
Oggi è difficile trovare qualcuno che non si sia nemmeno saltuariamente cimentato in qualche videogame o che non abbia mai sentito parlare di titoli come Halo, Age of empires, Final Fantasy, Zelda; se passiamo ai classici poi sarebbe del tutto inverosimile, basti citare Tetris o Super Mario.
Eppure in qualche misura questa familiarità è tutt’ora solo apparente, infatti non mi aspetto troppi feedback se chiedo invece cosa significa RTS, FPS, MMORPG, MUD oppure (per evitare le sigle) anche il semplice discernimento tra il valore di 2 titoli di caratura palesemente diversa come ad es. Rule of rose e Silent hill. Come ogni altra forma espressiva infatti i videogame hanno sistemi di significazione propri e agenti secondo logiche radicalmente differenti rispetto a media con cui abbiamo più familiarità (cinema in primis), coglierne le peculiarità implica giocarli in modo critico e questo ovviamente il giocatore medio non lo fa abitualmente.
In definitiva la videogame culture può essere dunque definita come una presa di coscienza della valenza di questo straordinario medium e tutte le conseguenze che questa nuova prospettiva implica. Il passaggio non è affatto banale e ridefinirà radicalmente il significato che si attribuisce attualmente alla parola videogame, qualcuno si è già reso conto del cambiamento ma, come ho già accennato, sono solo una piccola minoranza; mi auguro nel mio piccolo di dare un piccolo contributo alla causa.

Spero di avervi dato un’idea seppur sommaria di come affronteremo il discorso sui videogame in questa rubrica.
Promettendovi che nel prossimo post entreremo nel vivo della tematica e sperando che vi incuriosisca (almeno un po’ dai : ) vi lascio con qualche risorsa online che vi aiuterà meglio a capire di cosa abbiamo parlato fin’ora:

Videoludica

Ars Ludica
The First Place

*altri potrebbero ignorare il significato di ossimoro o_o’ via a cercarla sul dizionario!

Discussion

7 comments for “Videogames Culture”

  1. Perfettamente daccordo. Condivido appieno quanto scritto, non solo per passione “intima” del videogame, ma anche per il mio personale approccio di studio al fenomeno. A termine del mio studio triennale ho affrontato proprio l’argomento “Videogame”, con una tesi volta a sostenere la stretta relazione tra dinamiche della realtà e rappresentazioni videoludiche. Analizzare il videogioco al di là del momento di gioco fine a sè stesso - che definisco comunque importantissimo proprio come base della relazione - porta a riconoscere il quotidiano vissuto. Il videogame è un medium, ancor di più un nuovo medium attraverso il quale poter dire, diffondere, sapere, e spesso, riflettere. In più…diverte! :-)

    Posted by schatzy | May 22, 2008, 11:48
  2. grazie per il commento schatzy,
    sono molto interessato alle tesi sui videogame, cosa hai trattato nello specifico?

    Posted by MicheleMelis | May 22, 2008, 13:35
  3. ah, mi raccomando iscriviti su oncommunity (trovi il link nel menù in alto), possiamo parlare e conoscerci in modo più diretto nel nostro social network ; )

    Posted by MicheleMelis | May 22, 2008, 14:05
  4. si mi iscriverò. è una bella iniziativa questa del snw!Ho affrontato la questione dell’uso della simulazione nei videogiochi per rappresentare e ricreare la realtà, e per comunicare esperienze, vissuti e punti di vista. ho trattato i political games, i god games, (The sims e varie versioni), i giochini flash della molleindustria per la critica sociale attraverso il mezzo, kumawar ecc…
    La mia è una passione, poi rientro nel profilo target realizzato da Aesvi !:-) i videogame alla The sims sono la mia passione, anche se gioco praticamente a tutto (lavoro permettendo!!!)spero di riprendere il discorso ora con la tesi specialistica,dato che cmq non ho mai abbandonato la materia…
    baci e grazie per l’interesse per la mia tesi…!

    Posted by schatzy | May 22, 2008, 17:21
  5. ah! bello guybrush! è stato il mio primo videogame. sono impazzita per monkey!!!

    Posted by schatzy | May 22, 2008, 17:23
  6. un classico senza tempo… : )
    mi fai sapere il tuo nick quando ti registri su oncommunity?

    Posted by MicheleMelis | May 23, 2008, 21:23
  7. [...] Come promesso con questo post entriamo nel vivo della tematica. Non vi voglio illudere però: il titolo a questo post è semplice ma l’oggetto è decisamente complesso. Non perchè me la voglia tirare più di tanto, la questione è anzi abbastanza semplice ma le implicazioni non lo sono affatto: la critica videoludica oggi non ha un ruolo definito e (imho) non dovrebbe averla, se non in senso lato. Questo paradossalmente rende però abbastanza complesso il discorso della critica videoludica. Come affrontare un discorso critico? Come autorizzare una disciplina(?) che di fatto non viene riconosciuta? Come relazionarsi al discorso (meglio: ai discorsi) sugli altri medium? In questo post Alberto Belli (aka Eldacar) ci pensa un po’ su.. il taglio “autobiografico” del suo blog (interessantissimo) non aiuta forse la trattazione ma gli spunti di riflessione sono tanti. Faccio un po’ d’ordine: si inizia con dei dubbi sui limiti dell’interpretazione (lo spunto è Metal Gear Solid 2), si sostiene l’importanza dell’osannatissima peculiarità del videogame: l’interattività; implicitamente si dice che una critica eccessivamente sbilanciata su un’analisi “semantica” della rappresentazione schermica sia inadeguata. A sostegno del discorso si porta un articolo di Roberto Recchioni in cui si parla della miopia della critica videoludica nei confronti di altri medium a cui dovrebbe guardare in modo più consapevole per sviluppare un discorso maturo sul videogame. Il post di Eldacar si conclude con la messa in evidenza del gran casino in cui versa la critica videoludica attualmente, viene descritta come “una massa informe di opinioni, idee, sentenze e mille altre cose, senza un’ordine e senza nessuno in grado di fare ordine (o interessato a farlo), che non permette di andare avanti e strutturare dei processi che avrebbero assolutamente bisogno di essere strutturati”. [...]

    Posted by La critica videoludica | Think Communication | June 17, 2008, 09:41

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